MUSICA PER POCHI ELETTI (o per tutti coloro che vogliono divenire tali)

 

 

a cura di Luigi Rinaldi

 

 

Nonostante vi sia capitato di entrare in un sito dedicato ad una squadra di basket (o presunta tale) dimenticate ogni speranza di aver ciccato su una pagina che parli di tecnica cestistica (partenze, palleggio, difesa etc etc) soprattutto perché io sarei la persona meno indicata per tale compito visto che gioco a pallacanestro ignorando addirittura molte delle regole fondamentali. (ricorda Brunomaria che nella scorsa stagione non ero a conoscenza dell’infrazione di campo e dell’infrazione dei dieci, oggi divenuta degli otto secondi….eppure avevo già disputato una dozzina di gare!!!!)

 

CI VUOLE LA TECNICA!!!! È invece il mio grido di battaglia che riguarda l’approccio, lo studio, l’esecuzione e la creazione di riffs (aggiunge il webmaster di accordi, per i profani), melodie ed esercizi per la chitarra elettrica, la mia prima passione, e nasce dalla mia filosofia o concetto di musica che è : MEGATECNICA+MELODIA+PASSIONALITA’= BUON PEZZO.

 

Di conseguenza questa pagina è dedicata ai chitarristi, sia a quelli già esperti che a quelli che vorrebbero avvicinarsi a tale strumento musicale con l’aiuto di esercizi che aggiornerò (almeno spero) ogni settimana.

 

 

 

LA RECENSIONE DELLA SETTIMANA

 

Parte Prima 11\2001

Benvenuti nella parte del sito dedicata alla recensione dei dischi, quasi esclusivamente metal, sui quali cercheremo di esprimere un’opinione, la più oggettiva possibile, per dare un’idea a chi volesse ascoltarli, comprarli o semplicemente discuterli. Dato che questa è la recensione d’esordio del sito, voglio partire subito in quinta, parlando di uno dei miei dischi preferiti, meritevole davvero di una critica positiva anche da chi non è amante del Thrash-Metal.

 

Il disco in questione è il celebre “Rust In Peace” dei Megadeth.

 

 

 

Se un disco come RIP uscisse oggi nei negozi, non so fino a che punto potrebbe avere successo e questo per due motivi principali: 1\ perché oggi il Thrash-Metal si è quasi estinto, a parte qualche trovata dei Testament o degli Slayer, o qualche tentativo inutile da parte degli Overkill (e qualcun altro a parere del webmaster meno inutile, ma non troppo a quanto sembra, degli Annihilator ammirati dal sottoscritto al Wacken Open Air) di tornare alla ribalta. 2\ Perché RIP è un disco del 1990 e negli ultimi dieci anni si è creata nel Metal una ramificazione tale per cui i tre generi principali (Heavy, Thrash, Death) si sono trasformati in svariati “sottogeneri” che hanno avuto più o meno successo. Altro fattore è costituito dalla rinascita di alcuni generi che negli anni ’80 non avevano ricevuto abbastanza consensi. Così ritengo che in sostanza RIP se uscisse oggi sarebbe osannato esclusivamente da una parte dei semrpe più fanatici del virtuosismo, seguaci dei vari Petrucci, Malmsteen, Romeo etc etc, uniti a quelli che seguono il metal da anni e che pensano che il Thrash-Metal sia ancora e per sempre il “RE del genere”.

Sotto un altro profilo sarebbe sottovalutato da chi pensa che oggi il metal sia quello di Limp Bizkit e Slipknot e da chi ha trovato (pensa un po’….) una filosofia di vita nel Black-Metal. Da questo discorso escludo tutti quelli che pur amando generi più recenti, tipo Swedish-Death e lo stesso Black-Metal, sono ancora amanti dei vecchi dischi di Iron Maiden, Metallica etc etc, quelli che negli anni ’80 hanno sostanzialmente fatto la storia.

Torniamo a RIP. Questo disco non può essere considerato selvaggio come “Reign in Blood” degli Slayer e neanche granitico come “…and Justice for All” dei Metallica. E’ qualcosa di completamente diverso pur rimanendo un album Trash-Metal. E’ raffinato, studiato nella ricerca delle note ma che conserva l’animo spensierato e giovane dei dischi della BAY AREA.

E’ davvero interessante anche per i non seguaci del metal, soprattutto per quelli che suonano e che sono in costante ricerca di pezzi dalla divertente diteggiatura sulla chitarra. Ancora di più poi, per quelli bramini che volessero confrontarli con l’allora neo acquisto della band, Marty Friedman.

Nonostante le manie di protagonismo cui ci ha sempre abituato il leader, chitarrista e vocalist del gruppo Dave Mustaine, fu proprio Friedman ad entusiasmare i fan con i suoi assoli tenici e melodici al tempo stesso come non ce n’erano altri nel genere (escluso forse Alex Skolnick dei Testament).

Scale esotiche e speed-picking a raffica, ma effettivamente si potrebbe aprire un  intero capitolo su di lui, ma per adesso conviene fermarsi qui. C’è inoltre da ricordare che Friedman ha sempre coltivato una vita musicale parallela ai Megadeth nelle vesti di chitarrista neoclassico, ed insieme allo sfortunato Jason Becker con cui ha inciso svariati dischi.

Insomma (ed ora scoppia la polemica) se di musica suonata ne capite qualcosa, RIP non può assolutamente mancare nella vostra collezione anche perché è l’ultimo disco dei Megadeth degno di attenzione, prima che il gruppo californiano sprofondasse in un abisso di mediocrità compositiva (costringendo peraltro M.Friedman ad andarsene e secondo il mio parere ha fatto benissimo) che dura ormai da ben quattro dischi. L’ultima apparizione dei Megadeth al Gods of Metal di Milano non ha scacciato i dubbi, ed i fasti del passato sono sempre più lontani per uno dei gruppi più importanti della vecchia scena metal.

 

Luigi Rinaldi

Con la collaborazione di Brunomaria Cosenza

 

 

Parte Seconda 12\2001

 

Rieccomi di nuovo.......

DEATH: INDIVIDUAL THOUGHT PATTERNS

 

Signori, ecco a voi, la musica!

Sarebbero di certo queste le parole con le quali inizierei e terminerei la recensione di questo disco se avessi appena finito di ascoltarlo per la prima volta. Se così fosse, avrei infatti buttato via la penna impulsivamente, fregandomene della recensione, per riascoltarlo nuovamente. Anche dopo un secondo ascolto, comunque, è difficile trovare difetti in questo prodotto. Anzi, relativamente al genere, una volta sostituite le parti di chitarra solista eseguite da Chuck Shuldiner aggiungendone magari altre di Andy Larocque al loro posto (o magari di Tony Macalpine... mio sogno proibito), il disco potrebbe dirsi perfetto, sicuramente molto evoluto.

Ma badate, oggi si parla di evoluzione del metal facendo riferimento a generi quali il Rap-Metal o cose del genere, e questa io non la definirei evoluzione vera e propria, la chiamerei più che altro miscelazione di diversi generi allo scopo di cerare qualcosa di più originale (apparentemente) e sicuramente diretta ad un pubblico più vasto. Quindi qualcosa di ibrido, diverso dal vero metal.

Individual, invece, è vera evoluzione perchè in esso si raggiunge (badate che parliamo di 10 anni fa) una maniera di suonare death-metal più articolata e ricercata di come facessero le altre grandi bands di quel periodo e di questo genere musicale, senza però uscire dai canoni puramente metal. Puro metal, senza inutili influenze. Inoltre se pensiamo che il disco è del 1993 è sorprendentemente attuale ancora adesso, dato che in questi 10 anni le grandi bands hanno si prodotto bellissimi dischi ma non proprio innovativi. Con questo non volgio dire che gli altri musicisti death-metal non saprebbero creare un disco simile, anzi, sono sicuro che si può fare molto meglio (ad esempio i Cryptopsy, che tecnicamente si mettono in tasca quasi tutti... ma è anche vero che il troppo stroppia!), solo che non lo si vuole fare.

Ma basterebbe citare Domination dei Morbid Angel per far appassire miseramente la stragrande maggioranza dei dischi death-metal, data la sua bellezza. Solo che a Domination manca l'atmosfera meccanica di Individual, come ad Invidual mancano il misticismo e il calore di Domination. Ora qualcuno direbbe :"ma allora fondiamo le due cose e stiamo a posto!". Ma è proprio questo il punto: Individual non vi farà certo viaggiare con la mente e sognare luoghi trascendentali, è privo di misticismo, ma è bello da sentire, bello nella forma, quasi bello "esteticamente".

Così nel 1993 Chuck Shuldiner segnò il metal per la seconda (la prima volta lo fece inventando il death-metal a 17 anni (!!!), ma non comprate i primi 2 dischi, per carità, vi rechereste ad Orlando-Florida soltanto per sputarli in faccia) col suo modo di vedere il genere. Allora qualcun altro direbbe: "ma se così belli, perchè nessuno copia i Death? Perchè il loro stile non ha creato una moda?". Beh! a mio parere, un paio di motivi ci sono 

1) in quegli anni il pubblico death-metal era molto meno e molto più attento alla brutalità e alle ideologie anticristiane delle bands

2) perchè il genere non è certo il più accessibile strumentisticamente. Diciamoci la verità, quando un ragazzo, arrapato di metal, accende l'ampli e mette volume e gain a PALLA, la prima cosa che gli viene istintivamente di suonare non è certo una ritmica dei Death...(invece a me SI!!!!!!!!!!!!!!!!......... sono propria un eletto!)

Così, Individual, invece di lanciare una moda, è rimasto l'icona di una band ammirata ma troppo attenta alla ricerca del "buon" pezzo più che del "bel" pezzo. Come a dire "per carità, loro sono eccezionali, ma io voglio esprimere qualcosa di più diretto, passione, la tecnica viene alla fine". Ma io credo che a Chuck la combinazione passione-articolazione dei pezzi venga fuori istintivamente, da dentro. Quindi non una sua scelta costruita per arricchire i pezzi, bensì un'altra dote istintiva. Da questo mio prologo avrete capito che i Death sono una delle mie bands preferite, ma non crediate che questa recensione sia ottima a priori. Passando ora alla descrizione più tecnica del disco vi darò le indicazioni oggettive di cosa potrebbe entrare miracolosamente nel vostro lettore CD.

Individual è il matematico proseguimento del precedente "Human": stesso stile ma più maturo. Tecnico ma non eccessivamente, essenziale. Riffs ritmici composti un pò su tutto il manico della chitarra, con note alte che di solito danno una melodia alternate a note basse che fanno da base. Queste accompagnate da una batteria con doppia cassa quasi onnipresente (e naturalmente velocissima) che mantiene i riffs potenti anche se suonati a lungo su note alte. Il bassista, Steve Di Giorgio, si avvale di un basso senza tasti, ecco spiegato il motivo di un suono di basso così acustico. La voce e gutturale (ma va'!?!) ma comprensibile. Nell'insieme il disco è veloce ma mai brutale. Non aspettatevi atmosfere epiche o accordature diminuite, sono entrambe assenti. Io direi più un thrash-death... boh? I soliti esagerati dicono tecno-death (per esaltare la tecnica) ma qualsiasi discreto chitarrista è in grado di stargli dietro ritmicamente. Ma parlare dei Death vuol dire soprattutto parlare di Chuck Shuldiner che inventa e chiama ospiti per mettere in pratica le sue idee. E su questo disco di ospiti ce ne sono davvero di importanti:

1) chitarra solista: Andy Larocque, musicista di ottimo gusto, stile raffinato, anche se Chuck ha concesso spazio al suo talento in soli 4 o 5 pezzi (complessi di inferiorità?). Assoli abbastanza tecnici, non lega mai, predilige sweep e alternate picking, con aggiunte ben mirate di dissonanze sulla 5 e sulla 3 nota. Nella vita di tutti i giorni è il chitarrista di King Diamond... sorvoliamo...;

2) basso: Steve Di Giorgio, uno dei turnisti più ricercati nel metal. Io ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo quando 2 anni fa suonava con i Testament e vi assicuro che è un fenomeno, sempre relativamente al genere. Troppo impegnato nel head banging per guardare le note da prendere, ma sembra che per lui suonare un basso senza tasti in quelle condizioni sia la cosa più facile del mondo.

3) batteria: Gene Hoglan, un essere penso di 150Kg quasi venerato in ambito metal. Ma non pensiate che sua OBESITA' Gene sia stato sempre ricco e felice. Infatti il nostro tentacolare ciccione ha addirittura dormito nel garage di un suo amico quando da ragazzo non poteva ancora permettersi un'abitazione decente! Ha iniziato a farsi conoscere con i Dark Angel ed ha poi fatto arrossire numerosi batteristi metal grazie alla tecnica sfoderata nei Death.  Collabora con diverse bands, ha inciso anche un disco con i Testament (Demonic), e pare che ora promuova anche bands minori nella sua zona, boh! Ascoltando il disco sembra che il suo modo di suonare si basi spesso sulla ricerca ossessiva delle combinazioni più originali, ma a me piace pensare che questo suo stile sia anche frutto di un pò di improvvisazione.

Ora in tutto questo cosa fa Chuck Shuldiner? Beh, lui suona la chitarra ritmica, canta (anche se non è certo il vocalist più brutale nel death-metal) e purtroppo si diletta volentieri negli assoli. Questo è uno dei pochi difetti del disco, infatti sarà sicuramente un ottimo esecutore ed arrangiatore di riffs, ma, in quanto ad assoli, tecnica e fantasia non sono certi ai massimi livelli. Il primo assolo di "Overactive immagination" è suo, ed è davvero carino, ma poi... meno male che ogni tanto c'è posto anche per Andy... Comunque bravo Chuck, bravo davvero. Inoltre in un genere come questo, saturo di voglia di cattiveria a tutti i costi, i tuoi riffs e i tuoi testi un pò diversi dal solito sono anche un gradino per salire su, ogni tanto, dallo stesso scontato, ma amato, regno dell'oscuro convenzionale. Lo so, dovrei parlare anche della tua condizione fisica così sfortunata, ma la retorica la lascio ai patetici (comuque inboccaallupo). Se ora state ascoltando questo disco e vi piace, vi consiglio di procurarvi anche "Human" e "Symbolic". Potrei dire altre e 10000 cose sui Death, ma mi sono rotto un pò il cazzo per adesso. Ciao

Luigi Rinaldi.

     

Parte Terza 07\2002

 

Rieccomi di nuovo.......

MICHAEL ANGELO : PLANET GEMINI

 

Bentornati, dopo lunghi mesi di mia strafottenza, nella vostra sezione del sito preferita! E per tornare alla grande ho deciso di recensire un disco oggettivamente...vi giuro che ogni volta che devo dare un aggettivo ad uno dei suoi dischi non riesco a trovare quello + adeguato...

Insomma..."PLANET GEMINI" di Sua Alienità...MICHAEL ANGELO!

Innanzi tutto molte persone, e paradossalmente molti chitarristi o presunti tali, non conoscono il più veloce plettratore della terra, forse il più bravo (...per me se la gioca con Greg Howe e Scot Mishoe). Ora...so che a seguito di tali parole potrebbe scatenarsi, soprattutto da parte dei più ignoranti, una vera battaglia contro di me su chi sia il più grande chitarrista al mondo, ma il discorso quì è moooooolto lungo, perciò aprirò una breve parentesi a riguardo...prima della quale, per descrivere chi sia Michael Angelo Batio e per far capire che ad enfatizzarlo non sono solo i suoi fans (o io), riporterò le parole del quotato periodico britannico per chitarristi " Total Guitar Magazine in the UK"...:"Laser guided fretwork and the fastest of fingers: Mr. Angelo is practically a god. Seriously"!

E, se non bastassero, ecco un suo profilo descritto dall'ancor più importante "Guitar World Magazine"...:"A few things you should know about Michael Angelo: 1) He can play faster than you. 2) He can do it with both hands at once. "

...Credo che non sia neanche necessaria la traduzione...

Dunque...il più grande, dicevamo...Bhè, ci sono vari modi di interpretare questa parola, ma l'interpretazione è una interpretazione. Per la massa il più grande chitarrista è quello che da più emozioni (ed ecco venir fuori Eric Clapton, Pat Metheny...addirittura Carlos Santana...ed altri), oppure quello che sa fare bene un pò tutto (quindi Joe Satriani, Steve Vai, Brian May...parlo sempre a livello planetario, i più comunemente conosciuti), per moltissimi il più grande è il residuo della sua icona di personaggio (Eccoli immancabili! Jimy Hendrix, Ritchie Blackmore, Eddie Van Halen, ecc..) e così via...Io non ne disprezzo nessuno, tutti loro sanno o hanno saputo fare qualcosa o tanto, poi alcuni mi piacciono anche (Steve Vai, Eddie V.H.). E la tecnica può distinguersi in tante diverse maniere... chi sa far durare di più un armonico o una nota, chi sa dare più espressività al pezzo, chi suona la chitarra dandole l'impronta di un altro strumento e così tantissimi altri modi di esprimere tecnica. Ma io mi riferisco sempre alla bravura nella diteggiatura, il virtuosismo meccanico puro. E quì, cari miei, dobbiamo (cioè dovete) salire un gradino in più nelle vostre conoscenze musicali per scoprire nomi quali Jason Beker, Greg Howe, Scot Mishoe, Tony Macalpine, Frank Gambale, George Bellas, Paul Gilbert e gli altri innumerevoli geni neoclassici e fusion che frullano sulla tastiera a vostra (purtroppo) insaputa. Per concludere e tornare a noi, Michael Angelo, è quello di loro che riesce a fare tutto ciò che fanno gli altri geni della chitarra elettrica (solo elettrica, intendiamoci) ma a velocità superiore, con mano sinistra tipo pianoforte e su entrambi i manici della sua chitarra "ambidestra" (vedi foto) ...insomma...DIO.

Michael comunque, a causa di tutte queste prerogative, più che da sentire è da vedere e a tal proposito vi invito a procurarvi uno dei suoi file video, tipo "Speed Kills" (risalente a dieci anni fa, ma già alieno)...io cel'ho...

Ora parliamo del suo disco "Planet Gemini"...Vi do un pò di aggettivi: 1) sicuramente ripetitivo, 2) Shockante, la diteggiatura più veloce che possiate sentire da un chitarrista, 3) estivo/spaziale (!?!?) e a tratti incomprensibilmente vuoto.

1) Michael non è una volpe della melodia...cioè, non che non ne abbia, ma, per scelta o per piacere, relega questa in pochi spazi dei suoi dischi, anche se quando lo fa lo fa molto bene. Questo è anche il principale motivo delle critiche a lui destinate. Una mia analisi (eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!("e" chiusa)) che potrebbe dare una piccola risposta a queste critiche potrebbe essere che lui è un chitarrista che compone "al contrario". Cioè...siamo abituati, di solito, a sentire chitarristi che presentano pezzi con un tema melodico principale, il volto del pezzo, affiancato da una parte seguente esplosiva. Michael Angelo invece apre, continua e chiude sparato! Ed in mezzo a questa furia di note infila particelle melodice (alcune eccezionali). E tutto questo frullare di scale straveloci conferisce un senso di ripetitività al disco.

2) Avrete capito che è il più veloce, è diventato famoso per questo, qualunque sia il fraseggio. La prima volta che l'ho sentito mi pareva finto...Da sentire.

3) Estivo e spaziale perchè le melodie non sono mai cupe e i pezzi hanno un atmosfera...estiva e spaziale al tempo stesso, cazzo, come cazzo lo devo spiegare!?!? Anche i titoli delle canzoni sono riferiti allo spazio ( insomma, quello con i pianeti). Poi, all'improvviso, ecco il pezzo lento e cantato (i pezzi cantati sono 2, canta lui...canta meglio il mio cane...)...uno si aspetta il grande lento alla Steve Vai...invece parte un misero arpeggio su tre accordi che continua all'infinito, scarsissimo...ma ecco, nello stesso pezzo, arriva l'assolo!...E l'assolo lento è peggio dell'arpeggio precedente...!!! Scandaloso.

Ora, caro Michael, perchè uno strumentista così eccelso da non avere rivali sull'intera terra e dalle intuizioni geniali è capace di fare, anzi peggio, di pubblicare una canzone così scadente????!!!!

Incomprensibile...come le sue doti inumane. Procuratevelo! E se non trovate questo, procuratevi "No Boundaries", sempre suo.

E applicatevi, capre!!!!  

 

Parte Quarta 09\2002

SLAYER – “DECADE OF AGGRESSION” (Live)

 

In una parola: LA BIBBIA

 

Cari non eletti, rieccomi a voi.

Parlare di un disco degli, anzi scusate…de i SLAYER mi sembra quasi superfluo, scontato, forse perché io -e di questo disco in particolare- ne ho tanto abusato da non riuscire neanche + a parlarne…quasi mi è venuto lo schifo…ed anche perché la band ormai ha raggiunto la consacrazione che, a mio parere, meritava già nel ’90 o ancora prima, quando cioè in Italia, ancora non era seguitissima.

Questo disco può considerarsi davvero la Bibbia, l’ABC dello Speed-metal, quello autentico.

Negli ultimi 2 album i Slayer (e ricordatevi che dirò sempre “i” Slayer) hanno fatto schifo,secondo me , ma in questo live datato 1992 potrete trovare la maggior parte dei loro pezzi migliori, anche se mancano quelli di “Divine Intervenction” che è l’ultimo loro album buono, datato ’94.

Dunque…Speed-metal ho detto…

Oggi la velocità estrema è una prerogativa di tutte la bands death-metal, ovviamente, ma negli anni ’80, quando il death ancora non c’era, a fare della velocità praticamente un simbolo, una legge, erano i Slayer.

Il “pianeta Thrash” si divideva in due parti…da un lato gli scanzonati e giovanili gruppi come i Metallica, Megadeth, Testament e co…(gli Anthrax poi sono quasi un discorso a parte…), dall’altro solo i Slayer, ovvero il lato oscuro di tale pianeta musicale, così oscuro da riscontrare molto meno successo all’estero degli altri gruppi paralleli. Si distinguevano nettamente dagli altri essenzialmente per due prerogative:

1)     le tematiche dei loro testi erano incentrate esclusivamente su satanismo,omicidi, mutilazioni, cadaveri ecc..insomma, loro già pensavano in maniera death (quasi l’evoluzione velocizzata dei Venom);

2)     mentre le altre Thrash bands tiravano fuori anche bei pezzi lenti, i Slayer mai un pezzo al disotto dei 130 di metronomo…se si contenevano al massimo…o comunque mai senza distorsione  (forse solo gli Exodus, nel thrash, hanno seguito questa linea come loro).

Insomma, nonostante facessero sostanzialmente thrash come tanti altri gruppi, ascoltare i Slayer negli anni 80 era qualcosa di diverso dal thrash canonico (lo so che è difficile da comprendere…anche da spiegare).

Tornando al disco (stiamo parlando infatti del disco,non della loro storia), si apre con i granitici riffettoni iniziali di Hell Awaits e basta ascoltare questo primo pezzo per capire come sia il disco.

Per il resto, Kerry King (uno dei miei idoli assoluti) e company non sono certo dei virtuosi eccelsi…non vi aspettate gli assoli di altri thrashers come Friedman…ma in quanto ad adrenalina, precisione e resistenza ai 220/230 di metronomo, per interi pezzi, si mettono in tasca chiunque (addirittura me…!!!), garantito!

…Comunque non illudetevi…i Slayer non fanno punk, quindi se non avete una buona diteggiatura alcuni dei loro pezzi non potrete mai suonarli.

 

Parlando più analiticamente, in questo disco troverete riffs velocissimi, sonorità oscure (relativamente al thrash, cioè comunque molto meno oscure di quelle black o death) e gli assoli di chitarra, tipici di Kerry King e Jeff Hanneman, che si basano soprattutto sullo stupro del tremolo sugli armonici naturali, con qualche scala o tapping qua e là.

Tutto coadiuvato da una delle voci, Tom Araya, più potenti e resistenti mai apparse nel genere, da molti giudicata la migliore…insomma urla…urla tantissimo…sempre…sempreeeeee!!!! Per i batteristi…Dave Lombardo, che ora non è più nella band, anche se non il più bravo, è davvero il simbolo dei batteristi speed-thrash-death metal.

Io ed il webmastro Marromaria li abbiamo visti due volte dal vivo e vi assicuro(soprattutto la prima) che è davvero un’esperienza,(dai la conferma) lo stage è davvero il loro ambiente naturale…insomma, tra loro che danno il massimo ed il pubblico che si ammazza, non si capisce niente!!! E’ il panico totale!

Insomma, “Decade of Aggression” a mio giudizio non è solo la migliore raccolta dei loro pezzi, ma anche un disco da cui si può carpire il loro modo di sentire ed esprimere la musica…ma ora stop alle telefonate!!!!Compratelo, rubatelo, scaricatelo, scaricatevi voi nel water, che è meglio… fate quello che vi pare, ci sentiamo alla prossima.

 

Parte Quinta 10\2002

MORBID ANGEL – “DOMINATION”

 

Ecco finalmente un disco dell’altra mia band preferita insieme a Slayer e Death: i Morbid Angel, appunto. Dunque, chi già possiede gli altri album della band floridiana sa che “domination” è abbastanza diverso da tutti i loro altri che, invece, seguono una linea compositiva-melodica molto simile tra loro. Quindi parlare di Domination potrebbe sembrare una scelta sbagliata e che non descrive l’anima vera dei Morbid. Un pochino pochino a dire il vero è così. Ma qui non parliamo di bands, bensì di dischi, perciò tale “errore” può essere scartato. Inizierei col dire che anche il caro, venerato Trey Azaghtoth (e io l’ho conosciuto di persona, e mi ha dato anche il suo plettro, rosicate, hahahahaahahahahahahaahah!!!!!!!!!) giudica questo album un “esperimento”, ma io aggiungerei “perfettamente riuscito” (e per dirlo io…)! Trey ha adottato, già agli esordi nel ’90 con “Altars of Madness”, un modo di comporre e di suonare molto estemporanei e che hanno sempre differenziato la band dalle altre anch’esse floridiane. Ascoltando gli altri dischi si notano subito stesure dei pezzi poco conformi alle modalità canoniche, con riffs che non seguono per forza un percorso di congruenze o di ripetizioni standard dei riffs stessi. In Domination, invece, la stesura dei brani è dosata in maniera + regolare (se mi passate il termine) e anche i pezzi rimangono + facilmente impressi nella testa. Questo non certo a discapito della potenza della loro musica che -con la solita doppia cassa (Pete Sandoval è in assoluto il batterista + veloce di piedi del mondo…ascoltate il 7° pezzo del disco “Gateways to annilation” e mi darete conferma) straordinaria e riffettoni granitici spesso in tonalità molto basse, tipo con accordatura in SI – si mantiene anche qui ai massimi livelli. L’atmosfera c’è, ed è anche molto riconducibile ad un qualcosa di riconoscibile. Brunomaria dice che sembra di trovarsi tra i dannati del medioevo…per certi versi sono della stessa opinione- se ascolto ad esempio “Inquisition simphony” o “Eyes to see, ears to hear”-. Ma non mancano neanche gli allora amatissimi richiami al paganesimo dell’Impero Romano, tipo in “Caesar’s Palace” e nella strumentale “Dreaming”.

Per gli assoli di chitarra vale quasi lo stesso discorso dei riffs…negli altri album Trey ha un modo di crearli e suonarli davvero imprevedibile e a volte sembra quasi che i suoi assoli siano + uno sfogo feroce che altro (se però gli stessi assoli si vedono suonati dal vivo, si capisce che non è così). Mentre in Domination sono estremamente curati nella melodia, anche quando sono veloci, con una ricerca delle note che non sentirete in nessun altro loro album. Sicuramente colpisce quello di “Where the slime live”, dedicato ad Eddie Van Halen e quindi suonato per la maggior parte in tapping, non difficile da eseguire ma molto carino. Trey Azaghtoth è uno dei pochi chitarristi death-metal che io considero davvero bravini e in questo disco lo dimostra sotto molti punti di vista. Alla voce (ovviamente gutturale) ed al basso c’è David Vincent, il vecchio cantante della band…a me piaceva + del nuovo (ma ora è andato via anche lui…) Steve Tucker, anche se quest’ultimo è (…era…) sicuramente + potente.

Adoro tutti i dischi dei Morbid Angel (un pò meno degli altri direi “Altars of madness”), ma Domination ha davvero un posto speciale nella mia graduatoria musicale. A mio giudizio è quello fatto meglio, anche se, ripeto, Trey ha detto che si tratta di un “esperimento” che non vorrebbe ripetere.

Insomma, procuratevi questo disco e se non vi dovesse piacere mi permetto (anche se non ne ho bisogno) di dire che di metal non capite niente. Ciao asini!